Il  parco e la villa

Il parco fu ideato come insieme di elementi visivamente  relazionati; data la  sua conformazione morfologica ed altimetrica  le  vedute e gli scorci furono generalmente conclusi da elementi  interni ad esso e solo le zone sopraelevate godevano  di un rapporto visivo con l'intorno non immediato. Da tali zone  era possibile percepire  le colline circostanti ed il mare,  attraverso più ampie visuali panoramiche  che  collegavano gli elementi propri del parco con quelli naturali ad esso circostanti, conferendo una sensazione di continuità tra interno ed esterno e creando un effetto di dilatazione spaziale fortemente caratterizzante per l'aspetto scenografico dell' intera composizione.

La villa, visivamente e distributivamente posta in posizione centrale, vide organizzate al suo intorno la totalità delle percorrenze e delle aree scenograficamente composte.  Il suo  collegamento  con l'esterno fu affidato  ai due viali principali sulla cui rettilineità s'inserirono gli andamenti sinuosi dei rimanenti  percorsi, modulati dimensionalmente secondo le esigenze distributivo - compositive e definiti spazialmente dagli elementi arborei ed arbustivi disposti lungo  il loro tracciato.
Al terreno fu conferito, attraverso operazioni di scavo e movimenti di terra , un andamento contemporaneamente artefatto e naturale. Una sorta di spirale che, partendo dalla quota massima, quella del terrazzamento posto alle spalle dell'edificio, scendeva avvolgendo la villa sino a portarsi alla più bassa zona pianeggiante  posta a sud.
Dal terrazzamento, sede dell'originario giardino prima della realizzazione del parco, il terreno verso mezzogiorno non digradava naturalmente ma scendeva alla quota più bassa mediante due terrazzamenti sostenuti da alti muri di contenimento. Il Rovelli mantenne tali strutture preesistenti  arricchendole  di rivestimenti in pietra ed elementi decorativi tali da  renderle  omogenee con il restante apparato decorativo. Più a est realizzò invece nuove strutture murarie di contenimento che definì     "muri speciali in forma di scoglio, scogliera" così concepiti al fine di ottenere  "il più artistico rustico."
Le aree a valle dell'edificio  furono quelle maggiormente strutturate dal punto di vista scenografico,  attraverso l'uso coordinato  di manufatti  e di elementi vegetali nella ricerca di una "artificiosa naturalità", in sintonia  con la moda e il gusto dell'epoca.
L'elemento "acqua", indispensabile all'interno di un giardino  per il suo apporto vivificante e sonoro,  fu introdotto dal Rovelli sotto forma di lago, ruscello, cascata  nel vasto sistema idrico superficiale.
Tale sistema  fu  articolato  in una serie di piccoli bacini digradanti collegati  da brevi "ruscelli" al cui interno l'acqua discendeva tumultuosamente nel primo tratto, fra rocce spigolose che ne definivano i  margini, al fine di conferirgli un aspetto il più realistico e naturale possibile. Nella parte mediana del sistema invece  l'acqua si "allargava"  in bacini più ampi,  rallentando il proprio moto e creando una pausa prima della scrosciante conclusione del suo corso, nella breve cascata  posta più a valle a lato di una "grotta" artificiosamente concepita per sottopassare il viale principale d'accesso.
L'effetto di estrema naturalezza del sistema fu rafforzato dalla  disposizione  di alberi ed  arbusti al contorno del tracciato d'acqua  utili a sottolinearne l'andamento irregolare delle sponde , ricreando un ambiente ombroso  e ricco di frescura .
La "grotta passante", strettamente connessa compositivamente al sistema idrico, ricreando un "antro" falsamente naturale determinava uno scenografico  collegamento con la parte "bassa" del giardino. Essa si poneva quale romantico preludio alla "scena rustica"  successiva, costituita dall'ampio lago dalle sponde irregolari e sinuose e dallo "chalet svizzero", così detto per le sue forme rustiche e alpestri (elementi  compositivi  del giardino purtroppo non più esistenti).
Quest' ultimo, collocato su una  breve collinetta posta a lato dello specchio  d'acqua, vedeva aprirsi ai propri piedi una vasta radura erbosa di forma allungata  definita ai margini da  numerose essenze esotiche di pregio. Tale radura dava l'avvio a quella parte  di giardino in cui era affidato esclusivamente agli elementi vegetali il compito di creare  ambientazioni  scenograficamente definite.
Completamente pianeggiante e a una quota molto inferiore rispetto alle restanti parti del parco, l'area risultava essere visivamente conclusa sul lato settentrionale  dai terrazzamenti di contenimento, che andavano a creare un poderoso "basamento" al castello, e dal "borgo medioevale" posto sullo sfondo  e  visivamente collegato all'edificio padronale dalle "mura" contraddistinte dalla "garitta di avvistamento".
Il borgo, costituito da un agglomerato d'edifici preesistenti alla realizzazione del parco ed in tale occasione "rivestiti" d'elementi decorativi di gusto  medioevaleggiante (merlature, torrette, portali, ecc.) divenne, grazie a quest'intervento interessante più dal punto di vista scenografico che per il valore architettonico-decorativo, un elemento compositivo "forte" del giardino, fondale di molte vedute  ed  elemento  di mediazione con le retrostanti aree  (lato ovest) destinate allora a coltivo.
Alle spalle della villa le strutture a sostegno del terrazzamento sede del primitivo giardino, ridotte a una teoria di fornici rivestite in pietra e coronate da balaustrate con sottostanti archetti pensili in cotto su peducci, ospitarono una serie di vani voltati. All'interno di essi trovarono posto una voliera, le scale di raccordo tra terrazzamenti, spazi di servizio e le grotte. Queste ultime poste nella zona centrale, andarono ad arricchire l'apparato architettonico - decorativo del parco. All'interno di esse la ricerca di naturalità fu attuata attraverso l'uso di elementi lapidei disposti, nelle cavità di cinque nicchie, in modo tale da ricreare realistiche superfici rocciose alle quali il contatto con l'acqua conferiva un aspetto maggiormente naturale.
Le serre sorsero per scelta non solo funzionale ma anche compositiva sulle aree poste in prossimità della chiesa parrocchiale. I nuovi volumi contraddistinti anch'essi da codici decorativo-formali evocativi del passato contribuirono a mediare il rapporto visivo con preesistenze architettoniche esterne al parco, assumendo in un caso la funzione di "quinta", su edifici già esistenti che male si legavano con la composizione del giardino, e nell'altro di "fondale" per uno spazio definito da alti muri di recinzione che lo avrebbero altrimenti reso angusto e  formalmente poco qualificato.
La reviviscenza stilistica di ispirazione medioevale ed il richiamo alla manualistica  furono  messi in atto anche negli edifici da giardino più minuti quali la "cappelletta della Madonna", il piccolo padiglione ad essa adiacente, la capanna rustica (oggi non più esistente) e negli elementi decorativi e di arredo.
Particolare cura fu impiegata  inoltre nella realizzazione delle aree pavimentate , risolte con l'uso di ciottoli di mare bianchi e neri disposti a creare motivi floreali particolarmente ricchi come all'interno delle grotte o geometricamente articolati come nella decorazione pavimentale collocata attorno alla vasca posta sul fronte della villa. Sempre in ciottoli furono realizzate le canalette di raccolta delle acque piovane, poste ai lati dei vialetti in ghiaino, che con il loro rapporto bicromatico "disegnavano" e sottolineavano l'andamento sinuoso dei percorsi.
Gli elementi vegetali, componenti primarie anch'essi della composizione  del parco, furono diversamente utilizzati nella logica di un  preciso intento progettuale. Introdotti nelle specie caratterizzanti oramai la tipologia di giardino adottata, furono disposti in modo tale da creare,  unitamente ai manufatti,  particolari ambientazioni.
In epoca più tarda, rispetto alla sua data di realizzazione, il parco fu arricchito,  per volere della marchesa  Matilde NegrottoCambiaso in quel momento proprietaria, di una nuova serra caratterizzata da forme più monumentali di quelle delle serre precedentemente realizzate, che fu inaugurata nell'anno 1931.
L'architetto Lamberto Cusani, incaricato della progettazione, pensò l'edificio traendo ispirazione da esempi ottocenteschi francesi ed inglesi di serre in ferro e vetro .
Egli  ripropose quindi una  tipologia  che, essendo trascorsi circa cento  anni dalla sua "invenzione"  e "sperimentazione", non rappresentava  più  una " novità tecnologica", ma nonostante ciò manteneva in se la capacità di suscitare  "emozioni percettive"  dovute all'originale spazialità architettonica  che la caratterizzava,  aperta al dialogo con l'ambiente arboreo circostante  con il quale tendeva a fondersi attraverso la materialità inconsistente di parte degli elementi costitutivi.
La retrostante quinta arborea formata da cipressi e tassi contribuiva attraverso il verde cupo del fogliame a farne risaltare, allora come oggi, la morbidezza del profilo che dall'alta cupola centrale discende nelle due simmetriche ali laterali. L'interno, fortemente caratterizzato dalla regolare scansione degli elementi strutturali in ferro e dalla trasparenza del materiale di tamponamento, fu arricchito da una ricca decorazione in forme più naturali, fatta di tralci e cornucopie, utile a creare una sorta di trina sulle pareti vetrate poste tra il vano centrale e le ali laterali. Anche all'esterno le partiture strutturali erano artefici di geometrici motivi decorativi, accanto ai quali risaltavano gli andamenti più liberi e sinuosi delle ringhiere, degli elementi di coronamento ed il ricco gioco di tralci, artistico sostegno degli stemmi di famiglia, posto sulle specchiature del cupolato vano centrale.

 

(Relazione a cura dell'Arch. C. Mandirola)


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