La Storia

 



Le origini di Arenzano sono legate ad uno stanziamento romano dei primi secoli dopo Cristo, cioè in epoca tardo imperiale, a cui probabilmente si deve il nome Hasta indicato dulla Tavola Peuntingeriana.
Arenzano fu sin dal sec. XII legata amministrativamente alla Podesteria (poi Capitanato) di Voltri, con la quale condivise le vicende salienti della storia genovese.
Intorno al medioevo Arenzano era divisa in due parti: Arenzano “sottana” fra  il mare e la collina e Arenzano “soprana” rappresentata dalla zona di  Terralba. La località prendeva il nome da Terra-Alba (terra bianca) per la  presenza di giacimenti di tufo affioranti a poca profondità. All’inizio del ‘500  il  Giustiniani segnala l’esistenza di 250 fuochi (nuclei familiari) e lo sviluppo  dell’attività cantieristica.
Nel ‘600, malgrado le pestilenze e le incursioni barbariche, che indussero le autorità genovesi a dotare il borgo di fortificazioni (soprattutto nel sito dell’attuale Piazza Mazzini e sulla Punta del Pizzo), la popolazione ebbe un certo incremento, per superare le 3000 unità alla fine del sec. XIII, quando il Vinzoni testimonia la sostanziale fedeltà degli arenzanesi alle tradizionali attività economiche.
Durante la guerra del 1746-47 si verificarono alcuni episodi che ebbero per protagonista il leggendario Capitan Romeo, un corsaro arenzanese che collaborò con i genovesi e con i francesi-ispanici nella guerra marittima contro gli anglo-austro-piemontesi.
Nel sec. XIX, dopo l’occupazione piemontese si verificò una certa ripresa legata al forte sviluppo dell’attività cantieristica e di altre industrie come le cartiere, le fornaci e le filande: ciò non impedì peraltro una forte emigrazione verso l’America e verso il Ponente ligure (zona di Albenga), dovuta in parte alle dure condizioni di vita dei contadini, provocate dai proprietari terrieri. In questo contesto si colloca la sommossa avvenuta nel 1900, legata ad un progetto di sfruttamento esterno delle risorse idriche locali. Al primo dopoguerra risale soprattutto lo sviluppo dell’attività turistica favorita tra l’altro dalla crisi dell’attività cantieristica, che porterà ad un impiego del litorale a scopi quasi esclusivamente balneari.

                            
                          




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